Le parole sono intenzioni sul mondo

Frequentando un corso di formazione, quest’anno, ho avuto modo di incontrare numerosi docenti e di confrontarmi con nuovi stimoli e pensieri. Questa frase è uno di quegli stimoli che si sono creati uno spazio tra i miei pensieri e lì ha attecchito “Le parole sono intenzioni sul mondo”.

Mi soffermo quindi su questi tre termini parole, intenzioni, mondo.

Parole: Numerosi sono i ricercatori in psicologia che si sono occupati di pensiero e parole pochi nomi, di prestigio, tra i tanti: Chomski, Skinner, Bruner, Piajet, Vigostij.

Il dibattito è sempre stato su chi origina cosa e cioè se la parole creino pensiero o se il pensiero influenzi le parole, entrambe le posizioni sono corrette: le parole sono influenzate dal cervello e la cultura di appartenenza e la cultura è influenzata dalle parole.

Le parole, l’argomento è tanto affascinante da essere attuale anche oggi tanto nel mondo dello spettacolo, tanto in quello dello studio e della ricerca “Chi parla male, pensa male e vive male, le parole sono importanti”, Moretti lo dice nel suo film “Palombella Rossa” ed è diventata una frase-citazione. “Le parole della settimana” è il nome di un programma condotto da Gramellini, nella trasmissione vengono analizzati, attraverso le parole che li identificano, i fatti di cronaca accaduti nell’arco della settimana e raccontati dai media.

La professoressa Marina Santi afferma che “le parole sono intenzioni sul mondo”, ed è grazie a lei che un nuovo pensiero ha germogliato in me, tanto da farmi scrivere e condividere tutta questa riflessione.

Intenzioni: Indica una volontà espressa per raggiungere uno scopo, un fine. Quindi le parole si muovono in direzione di, agiscono su un oggetto, modificano un contesto, un sistema, hanno un’influenza sul mondo.

Per questo usare le parole nel modo corretto, nel modo coerente con il proprio pensiero è importante. Per questo è giusto usare il termine adatto nel descrivere qualcosa o nell’ esprimere emozioni e sentimenti.

Mi soffermo a questo punto su questo aspetto, quello dei sentimenti e quello delle emozioni. Appare sempre più difficile portare alla luce i propri sentimenti, esponendoli nel modo opportuno. Si tende sempre più a confondere un sentimento con un altro perché è impegnativo fare luce in sé stessi e indagare tra i nostri pensieri distinguendo tra le diverse espressioni dei sentimenti ed è impegnativo anche riconoscere, e discriminare, le emozioni che sottendono ai sentimenti. Un’emozione manda un segnale fisico percettivo, ne nasce una sensazione che legata ad un’esperienza crea un sentimento, Per questo i sentimenti sono soggettivi, perché legati al vissuto di ognuno, le emozioni sono invece simili, nel modo in cui vengono descritte dalle persone: rabbia felicità, paura, solo per citare alcune delle emozioni più comuni, sono percepite in modo pressoché uguale da chiunque, qualsiasi sia la cultura di appartenenza, ma la descrizione di un sentimento varia da persona a persona, nessuno proverà un sentimento uguale ad un altro, sia pur di fronte ad un’esperienza comune. Immaginate di osservare un tramonto bellissimo in piena estate, quel tramonto verrò visto da centinaia di persone, ma il modo in cui entrerà in voi e lo farete vostro, sarà unico e mai uguale ad un altro, così il ricordo ed il sentimento che legherete a quel tramonto. Dipenderà infatti dallo stato d’animo che provavate in quell’istante e dalle mozioni che vivevate in quel frangente.

Determinare quali parole usare e quali sentimenti esprimere è anche legato al personale senso del pudore. Il pudore permette di muoversi in uno spazio mentale e fisico valorizzando e rispettando il proprio valore e quello degli altri, è un modus di relazionarsi che prevede vi sia una buona consapevolezza di sé ed uno sguardo attento e aperto verso gli altri, attento inteso come rispettoso e sospeso.

La professoressa Santi, a proposito di parole ed intenzioni sul mondo, parla anche di collettività riflessiva.

Collettività riflesiva: In una collettività riflessiva le persone hanno modo di riflettere su se stesse, riflettere con gli altri e rifletter-si all’interno di questa collettività in una risonanza di feedback. È un sistema e una collettività di dinamiche, di relazioni partecipate e investite del valore dato dalla consapevolezza di questo processo di riflessione. Viene creato un sistema collettivo in cui ognuno dà spazio all’altro, al soggettivo sentire e desiderare. Lo sguardo sull’altro, l’ascolto rispettoso dell’altrui essere e sentire, sentirsi accolti come un valore, fanno sì che la collettività riflessiva sia anche uno spazio nuovo dentro ciascuno, la collettività riflessiva crea un nuovo paradigma di pensiero, una nuovo modo di rapportarsi gli uni con gli altri. Una relazione rispettosa, attenta e sensibile. Quali ripercussioni ci sarebbero nella vita di tutti i giorni, se ognuno curasse dentro di sé questo spazio, la collettività riflessiva? Come sarebbe la quotidianità in famiglia, in coppia, a scuola, nel lavoro, quando ci sforiamo, ma comunque interagiamo, viaggiando su un mezzo pubblico, in un ufficio?

Quando le persone hanno smesso di investire su questo aspetto relazionale così importante, quello dell’attenzione e della curiosità? Perché l’individualismo si è sostituito alla relazione? La comunità è sempre più mera somma di solitudini? C’è ancora una matrice di umanesimo nello sguardo con cui usciamo di casa la mattina?

Guardare in sé stessi, guardare gli altri con partecipazione, interesse ed ascolto sincero, aprirsi alle persone, accogliere con pudore, rispetto ed umanità, è una sfida? È il desiderio di una collettività diversa che matura da un pensiero individuale diverso, sicuramente più ricco, più introspettivo, ma che cerca l’orizzonte.