Sembrare – essere, pazzia: psico-educazione e psicoterapia – silviapellegrini.it

Sembrare ed essere è il tema centrale della pièce teatrale e del film La pazzia di re Giorgio.

Giorgio terzo (1738-1820) durante il suo regno, inizia a dare segni di squilibrio psichico innescando confusione e destabilizzando l’intero contesto familiare e politico: sproloquio in pubblico, comportamenti bizzarri improvvisi.

E’ necessario che tutto prosegua sotto una parvenza di normalità e quindi bisogna far sì che il sovrano risponda alle aspettative di tutti, per riportare l’equilibrio e la normalità in famiglia e in parlamento.

Re Giorgio viene quindi “rieducato”, una sorta di psico-educazione poiché non di psicoterapia si tratta. Un medico specialista, rompendo gli schemi ed i protocolli che regolavano il rapporto tra una persona comune ed il re, si impone e lo rieduca ad un comportamento considerato corretto ed opportuno per il suo ruolo. I risultati non si faranno attendere, dopo qualche mese di “trattamento” re Giorgio comincerà a comportarsi nuovamente come si conviene, ma il re stesso dirà di sé,

io sono sempre stato me stesso anche quando ero malato,

solo che ora sembro me stesso ed è questo che conta,

ora ho ricominciato a saper sembrare.

Re Giorgio distingue bene tra quello che è consapevole di essere e quello che è opportuno far credere di essere, è un po’ quello che capita a tutti noi quando ci adeguiamo a dei comportamenti opportuni e accettati.

Ma adeguarci ad un contesto significa sempre indossare una maschera?

Adeguarci a schemi più definiti e comunemente accettati è sempre una convenienza negativa?

Proprio perché conveniente e quindi adattivo non necessariamente si tratta di un compromesso depauperizzante. Re Giorgio era obbligato ad apparire in un modo e non in un altro, diversamente sarebbe finito rinchiuso ed isolato poiché folle.

Il rovescio della medaglia si ha quando il copione che recitiamo nella via di ogni giorno proprio non coincide con quello che vorremmo dire di noi stessi, con conseguente alienazione, deflessione del tono dell’umore, ansia, la fatica è proprio questa. Trovare il giusto equilibrio per far sì che il compromesso non diventi rassegnazione, ma soprattutto per far sì che le personali caratteristiche di ogni persona possano emergere come importanti ed utili tratti distintivi e preziosi.

P.S. La malattia del re fu originariamente ritenuta un disturbo psichiatrico, ma le sue manifestazioni fisiche rivelarono che il monarca soffriva di porfiria, un difetto genetico che porta alla sintesi errata di una proteina. Si ipotizza che l’esposizione all’arsenico, elemento presente in un farmaco che il re assumeva abitualmente, abbia esacerbato gli attacchi di porfiria.

Il re ebbe nell’arco della sua monarchia più episodi di “Follia” e venne infine deposto dal suo ruolo in favore del figlio.

Silvia Pellegrini.